Hello world!

Posted: 24/10/2010 in Uncategorized

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My mind has gone…

Posted: 26/04/2009 in Uncategorized
 
Storia di un percorso da un terrazzo a casa mia…
Soffinando dento un pacchetto di sigarette cerco di far uscire un filtro da un buco nella plastica. Mi gira la testa. Tra Nero D’Avola e Vermentino di Gallura mi perdo dentro un Refoscolo dal Peduncolo Rosso… mai più rosso del brufolo in fronte a Simone. Mi inbatto in una 350d, 20 minuti per capire come si toglie un flash. Ma non mi chiamo Luca. E poi, perchè Simone voleva la salsiccia? Rezarta scatta foto mentre mangio la mortadella, Fabio degusta acqua vite albanese (INA, attenzione alla pronuncia: AllBAnèesee) soffiando l’aria dopo il primo sorso. L’acqua vite non è grappa, come le valvole non sono MOS-FET. Un’araba di Cagliari propone il gioco, Robert fa la cresta a tutti… 50 cent a cranio per mezzo Twix e un quarto di Kitekat. L’altro Fabio parla di "sticchiu" ma girava in torno all’isolato dell’ADISU. In tutto ciò il vigilante s’incazza. Faccia da culo Rezy gli fa gli occhi dolci, recupero la patente e sbando verso casa.
Una deficiente m’ha rotto le uova sopra la cassa 30.
Io che pulisco con la carta igienica e qualcuno mi scatta fotografie.
Simone tienilo dritto, come dice Rezy.
A domani.
Notte.
 
 
 

L’origine

Posted: 22/04/2009 in Uncategorized
 
Dopo parecchio tempo torno a scrivere. C’è stato un terremoto di mezzo, uno vero, uno dentro di me. Questo terremoto mi ha buttato giù tante cose, ora si tratta di ricostruire, ma non come era prima del crollo, bensì come era all’origine. Come era quando tutto quello che vedevo era reale, non inquinato dagli errori di una vita trascorsa a cicatrizzare le proprie ferite e fare attenzione a non farsene di altre. Mi guardo indietro e vedo dei colori che non pensavo di avere, ricordo episodi di serate con gli amici apparentemente stupide e banali, mentre non trovo tutte quelle cose che so di aver fatto perchè potessero farmi vivere per il solo fatto di essere fisicamente presente, indipendentemente da ciò che il mio mondo proponeva dentro di me. Ora capisco il perchè, ora ho scoperto quanto è possibile, quanto è realizzabile, e quanto può essere sprecato pensando di non poter realizzare, di non esserne all’altezza. Ma non è che un raggio di luce in un universo di plasma, un raggio che illumina il pensiero che forse c’è qualcosa di molto più grande da illuminare, qualcosa che nessuno c’ha mai raccontato di avere e che noi stessi abbiamo dimenticato con troppa facilità. Ora si tratta di distinguere le bugie che gli uomini si raccontano a vicenda, facendo credere e credendosi, da ciò che invece è, a prescindere da ogni credo, storia, convenzione. Ciò che è certo perchè dentro di noi, nel più profondo. Quanto di più nascosto da noi stessi, quanto di più ostentato e mai scoperto, quanto di più fragile e prezioso. Perchè la paura di essere "diversi" è il principio, la prima vangata di fango gettata sulla culla di qualcosa che per nascere ha bisogno di coraggio, di intelligenza, di un pensiero proprio, qualcosa di raro.
 
 

Visita oculistica…

Posted: 23/02/2009 in Uncategorized
 
Sveglia presto (o comunque prima del solito) perchè oggi c’ho la visita oculistica… devo farla per sapere se è possibile fare l’intervento per ottenere la super-vista… La settimana scorsa la dottoressa m’ha dato un foglio pieno di cose scritte che devo fare stamattina… ok, facciamole. Mentre camminavo verso la stazione non immaginavo come sarei tornato. Arrivo all’ambulatorio, faccio l’accettazione e salgo su. Tocca a me…
 
"Allora Davide, mettiti seduto. Apri gli occhi bene… guarda in su…"
 
…sgnac…sgnac…
 
All’inizio non mi rendo conto, poi apro gli occhi e mi ritrovo con due pezzetti di carta ficcati dentro gli occhi e che mi ballonzolano davanti ad ogni minimo movimento della pupilla (senza parlare del fastidio). Sembrava una tortura cinese. Concentrato a fissare un punto nel vuoto per muovere il meno possibile gli occhi, resto in silenzio mentre la dottoressa si legge i messaggi sul cellulare… inizio a chiedermi per quanto tempo devo restare con questi due spiedini nella faccia quando lei uscendo dalla stanza mi dice:
 
"devi resistere ancora qualche minuto… (e poi le parole fatali…) TORNO SUBITO…"
 
Io ci scherzo su e dico "ma chè è una tortura per provare la restistenza all’operazione?" abbozzo un sorrisetto che si tramuta istantaneamente in sofferenza e lacrime dall’occhio destro… e torno a concentrarmi manco fossi un giapponese a Mai Dire Banzai…
 
Passa qualche minuto e penso… chissà che scena, io con gli occhi chiusi infilzati da questi due cosi bianchi che escono dalle palpebre, seduto al centro di una stanza… ma sì, mi faccio una foto col cellulare!
 
Eccola

 
Torna la dottoressa… mi toglie gli spiedini dagli occhi e mi dice di mettermi seduto davanti un macchinario. Penso: vabbè, ormai non si può inventare nulla peggio dei pezzetti di carta negli occhi… i primi due test nulla di particolare, a parte uno che dovevo fissare un puntino luminoso al centro con una spirale ipnotica tutta intorno, che quando mi sono alzato mi sembrava di stare nel paese dei balocchi… ma roba di pochi secondi e ti riprendi. Ci spostiamo in un’altro laboratorio e mi fa altri test…
 
"guarda in su…"
 
plic, plic… due gocce negli occhi…
 
io: …
lei: …
 
dopo 10 secondi:
 
lei: "queste bruciano un po’…"
io: "§%#$!£#&!!!!"
 
E poi mi ficca qualcosa dentro gli occhi tastandoli per controllare non so cosa… boh, vabbè alla fine passa pure il bruciore e penso che sia finita quando invece mi ridice per l’ennesima volta: "guarda su…" e guardiamo su di nuovo… chissà quale sventura…
 
ariplic, plic… altre due gocce ma stavolta non bruciano. Meno male.
 
"aspetta qui che facciano effetto, io nel frattempo vado avanti con le altre persone, poi ti chiamo"
 
ok, e chi se move…
Però mi annoio. Tiro fuori il cellulare e scrivo un messaggio… mi rispondono al messaggio… mi vedo un po di foto… mi danno un po fastidio le scrittine piccole, ma è normale con tutte le cose che m’ha ficcato dentro gli occhi… gioco un po’ col telefono… mi aspetto da un momento all’altro che veda i draghi rosa a tre teste, ma invece niente di tutto ciò. L’unica cosa è che non riesco a mettere a fuoco benissimo le scrittine sul cellulare, ma vabbè… mi richiama ed entro.
 
Insomma solita storia, seduto li, poggiati qui, guarda di là, fai una giravolta, falla un’altra volta… e poi… la luce! Ma non una lampadina, neanche una torcia, IL SOLE!
Sarà stato un sole tascabile dalle dimensioni e le sembianze di una penna, ma era come il sole, dritto dentro le pupille e io dovevo guardarlo. Ad ogni sguardo strizzavo gli occhi per 5 secondi lacrimando e bestemmiando dentro di me, poi non contenta mi dice "apri bene…" e non faccio in tempo a capire il perchè della frase che la cosa luminosa oltre a darmi fastidio visivamente mi sbatte proprio dentro l’occhio… e lì se avessi avuto un rosario… ma vabbè, facendomi il conto questo era l’ultimo test! Finalmente la tortura è finita, gli occhi stanno bene (dice lei, ma dopo stamattina mi sa che ormai non vale più) e posso tornare a casa.
 
AAAhhhh…
 
Tiro fuori il suo biglietto da visita e lo leggo… anzi provo a leggerlo… ma non ci riesco. Eppure gli occhiali li ho rimessi. Saranno le gocce.
Prendo la metro… stazione Tiburtina e scendo. Esco sul piazzale e li mi investe la luce più luminosa che ci sia, un mezzogiorno infuocato nel bel mezzo di una città fatta di specchi puntati contro i miei occhi… ma che cazzo! Mai vista una giornata più luminosa, e non ho gli occhiali da sole. Ma l’effetto non dura pochi secondi come quando esci da una stanza buia… merda, sono proprio le gocce… per un attimo ho pensato di piantarmi lì, telefonare e farmi venire a prendere, ma poi ho detto "ma si proviamo"…
 
Se vi raccontano di aver visto uno che camminava sul ponte della stazione Tiburtina ad occhi chiusi tenendosi la testa e lacrimando, ero io.
 
M’avevano detto che dopo aver fatto l’operazione potresti sentire un po’ di dolore, ma non m’hanno mica avvertito che prima dell’operazione ti sottopongono agli esperimenti nazisti.
 
 
 
 
 
 
 
Il mio mondo s’è proprio capovolto.
 
Oggi un signore mi chiede se per andare a Largo Argentina ci sono altri autobus oltre all’87, io non faccio in tempo a ordinare le idee che una signora cinese gli risponde elencandogli tutti i numeri degli autobus che passano da quella parte, ovviamente in dialetto cinese (salebbe quello con le eLLe al posto delle eLLe). Il signore se la ride e lei aggiunge che "sono ventinove anni che sto qui a Loma, oLmai ho impaLato…"
L’altro giorno invece tre ragazzini coattelli rasati a metà e con lo stesso piercing sul labbro (praticamente tre fotocopie) entrano sulla metro e si mettono seduti. Uno gioca con una bottiglietta caduta per terra… a un certo punto una vecchia seduta di fronte gli sbrocca ad alta voce senza motivo dicendo "Ma che sei matto? TU SEI TUTTO MATTO!" (…lo sguardo da pazza fisso sul ragazzo…) e lui risponde "eh si… sto male…" e lei "SI VEDE!"… a quel punto ho pensato che la vecchia stesse per tirar fuori un manganello per picchiare il ragazzo e poi fuggire coprendosi il volto con una sciarpa nera, ma per fortuna s’è trattenuta…
 
Se dovessi perdermi nella mia città chiederò indicazioni al primo cinese che vedo, e se dovessi trovarmi seduto davanti a una nonna coi capelli bianchi in metro mi sposterei per mettermi accanto al darkettone più vicino…
 
 
 
 
 
 

2 km/h

Posted: 15/11/2008 in Uncategorized
 
Qualche giorno fa mi sveglio… anzi, per andare veramente nell’ordine:
Sono. Quindi esisto. Esisto, quindi prendo coscienza delle mie parti del corpo. Dopo un tempo indefinito che per me è circa un minuto ma per l’orologio può essere anche un’ora, penso. Dunque sono sveglio. Insomma, dopo questo processo mi alzo, e in ciabatte percorro il corridoio di casa mia ad una velocità che potrebbe approssimarsi ai due km orari circa. Entro in cucina e vedo mio nonno, David Hasselhoff con la sua super car, e una busta alquanto sospetta sul tavolo.
Comune di Ladispoli.
E che vogliono questi del comune di Ladispoli? Il nome è di mia madre… i sospetti si fanno sempre più certezza. La macchina è intestata a lei… ma io a Ladispoli non ci vado neanche al mare! Quando mai mi sono trovato a Ladispoli??? Leggendo la data mi viene il dubbio che forse c’hanno ragione… in pieno agosto sono passato di li UNA SOLA VOLTA tornando da Civitavecchia… e ricordo pure che ho detto "facciamo l’Aurelia, è una bella giornata e non c’è traffico…" bravo coglione.
Leggendo ancora mi soffermo sui nomi dei due agenti per augurare loro un buon Natale, e successivamente sulla velocità rilevata dall’autovelox.
 
[...] il veicolo di targa… (si non c’è dubbio)… marca Peugeot (modello e peli del culo no?)…
viaggiava alla velocità di 87 km/h, dove il limite previsto è di 80 km/h,
avendo superato di 2 km/h la soglia di 85 km/h data dal limite più un margine di 5 km/h per legge…
 
Morale: 47 € per 2 km/h di troppo. La stessa veolcità in cui ho percorso il corridoio di casa mia in ciabatte e con gli occhi appiccicati di sonno. Ma porc…
 
 
 
 
 
 
Allora, la scena è questa: stamattina mi presento alle 9:30 in facoltà per seguire la lezione di Java… vabbè, è sabato lo so, ma da noi non esiste la settimana, da noi esiste il tempo Tzero in cui nasci, e per il principio di causalità tutto quello che viene dopo è buono per spremerti bene bene. Insomma, mi presento lì e trovo la povera gente che come me si sveglia presto pure il sabato, tutti sulle panchine fuori dall’aula… zaini in spalla, facce spaesate… eccola là, c’è di mezzo qualche sciopero? Perchè va bene la libertà di pensiero ma che cazzo se devi esprimerti proprio di sabato mattina dimmelo almeno il venerdì pomeriggio.
 
Un’amica mi vede e gli chiedo che succede.
 
La risposta:
"c’è qualcuno che sta dormendo dentro la nostra aula…"
 
Mio pensiero: <vabbè, c’è sempre gente che "dorme" in aula durante una lezione, ma addirittura prima che inizi mi sembra eccessivo…>
Ma subito dopo capisco che la frase era seria. C’era veramente qualcuno che dormiva dentro la nostra aula. Senza Parole.
Ho visto al telegiornale che qualche professore si è inventato di fare lezione davanti palazzo Chigi o nelle piazze… in modo che i passanti vedessero e che si creasse un giro di voci, insomma una forma di protesta particolare che non fa male a nessuno, se non alle schiene di chi prende gli appunti in quel giorno, ma l’utilità di dormire in un’aula non la vedo proprio.
Il professore, colto alla sprovvista, fa avanti e dietro un paio di volte per il corridoio, poi alla fine se ne fotte ed entra come se niente fosse. Questi si svegliano (non vi dico le facce) e si alzano dalle coperte stese per terra. Io mi siedo accanto alla finestra per sicurezza… e la lezione comincia come tutti i sabati (o quasi).
 
 
Giustamente, volendo manifestare in modo "civile", qualcuno a ingegneria ha pensato bene di dire a mamma e papà che dormiva fuori casa.
Mah…
 
Anche a mio padre hanno aumentato le tasse, ma dorme sempre dentro casa.